Cos’è la pressione arteriosa?
È la pressione esercitata dal sangue che circola nelle arterie. Si misura con uno strumento munito di un bracciale gonfiabile: lo sfigmomanometro. Attualmente esistono in commercio numerosi apparecchi per uso “domestico” che misurano automaticamente la pressione arteriosa fornendo il risultato su di un display, spesso con annesso il valore di frequenza cardiaca (il numero dei battiti cardiaci al minuto). Questi apparecchi son ben costruiti ed attendibili.
Perché il valore della pressione arteriosa è composto da due numeri?
Il valore di pressione arteriosa si compone di due numeri: la pressione arteriosa “sistolica” o massima e la pressione arteriosa “diastolica” o minima. L’unità di misura sono i millimetri di mercurio (mmHg). La pressione del sangue nelle arterie oscilla continuamente tra questi due valori. Il valore più alto si raggiunge subito dopo la contrazione del cuore (sistole), quello più basso dopo il rilasciamento del cuore (diastole).
Cos’è l’ipertensione arteriosa?
In medicina si definisce ipertensione arteriosa o, più semplicemente “ipertensione” la presenza di valori di pressione arteriosa superiori rispetto ai valori di riferimento: 140 mmHg (millimetri di mercurio) per la pressione “massima” e 90 mmHg per la pressione “minima”.
L’ipertensione arteriosa è una malattia?
No, l’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio, vale a dire un fattore che può danneggiare arterie, cuore, cervello e rene se lasciato agire indisturbato per tempi lunghi.
Il termine ipertensione indica un particolare temperamento caratteriale?
No, a differenza di quanto alcuni ritengono, essere iperteso, dal punto di vista medico, significa esclusivamente avere i valori di pressione arteriosa al di sopra della norma (140 per la pressione sistolica “massima” e 90 per la pressione diastolica “minima”).
La parola ipertensione non indica quindi un temperamento ansioso o “agitato”.
È vero che la pressione deve essere più alta negli anziani?
No, i valori di riferimento della pressione arteriosa sono gli stessi in tutti gli adulti.
Valori diversi si applicano unicamente nei bambini e negli adolescenti (< 16 anni).
Tuttavia negli anziani bisogna essere più cauti nell’abbassare la pressione arteriosa con le terapie.
È valida la formula secondo la quale la pressione massima (sistolica) normale si può calcolare aggiungendo 100 alla propria età (per esempio per una persona di 70 anni: 100+70= 170)?
No, il valore di riferimento per la pressione arteriosa massima è lo stesso in tutti gli adulti ed è 140 mmHg.
Quando va misurata la pressione arteriosa?
La pressione arteriosa risente notevolmente di fattori esterni all’organismo (ora del giorno, temperatura) o interni (percezione del dolore, presenza di una malattia, stato d’animo).
La pressione deve essere misurata in condizioni di tranquillità ed in assenza di fattori che possono alterare la misurazione. Non va quindi misurata in caso di stress, agitazione oppure se è presente un disturbo concomitante.
L’orario migliore è al mattino, qualche minuto dopo il risveglio.
Coloro che soffrono di ipertensione dovrebbero tenere un “diario” delle loro misurazioni da mostrare al medico in occasione delle visite di controllo per verificare il funzionamento della terapia.
Bisogna tenere presente, inoltre, che la pressione varia continuamente nel corso della giornata in risposta a molteplici fattori. Per esempio è più bassa durante il sonno e sale al risveglio. Proprio per cercare di avere delle misurazioni confrontabili tra loro bisogna cercare di misurarla nello stesso momento della giornata.
È necessario effettuare ripetute misurazioni nel corso del giorno?
La pressione arteriosa risente notevolmente dei fattori emotivi. In generale effettuare ripetute misurazioni nel corso della giornata non è consigliato perché aumenta l’ansia e può determinare un innalzamento “non reale” dei valori. Anche nel caso della rilevazione di valori particolarmente elevati è consigliabile attendere 10-15 minuti in condizioni di tranquillità e relax prima di ricontrollarli.
Quali possono essere le conseguenze dell’ipertensione non curata?
- Infarto del miocardio
- Angina pectoris
- Scompenso cardiaco
- Fibrillazione atriale
- Morte improvvisa
- Emorragia cerebrale
- Ictus
- Demenza
- Problemi alle arterie (in particolare quelle degli arti inferiori)
- Problemi all’aorta
- Insufficienza renale
Come si cura l’ipertensione?
Innanzitutto è necessario modificare il proprio stile di vita: alimentazione ed attività fisica e, se non sufficiente, assumere con regolarità i farmaci prescritti dallo specialista.
Cosa significa stile di vita corretto?
Per prevenire le malattie cardiovascolari e non solo per curare l’ipertensione arteriosa bisogna agire, prima ancora che con i farmaci, prendendosi cura del proprio organismo.
Questo significa mangiare in maniera corretta e praticare attività fisica con regolarità.
Qual’è l’alimentazione corretta?
Mangiare in maniera corretta è il punto di partenza fondamentale per il benessere cardiovascolare e per il controllo dei fattori di rischio compresa l’ipertensione arteriosa.
Innanzitutto il peso corporeo deve essere mantenuto nella norma e questo si può ottenere solo evitando di assumere calorie in eccesso rispetto a quelle consumate. I pasti dovrebbero essere 5 nel corso della giornata: i 3 tradizionali con l’aggiunta di due piccoli “spuntini” a metà mattina e metà pomeriggio.
Non eccedere con il sale da cucina: il quantitativo raccomandato da non superare è 5 grammi al giorno, vale a dire un cucchiaino da caffè. Ovviamente bisogna togliere a questo quantitativo quello che è già presente in alimenti già pronti che vengono assunti.
Non eccedere con l’assunzione di alcool: non superare un bicchiere di vino a pasto (mezzo bicchiere per le donne che in genere metabolizzano l’alcool più lentamente) o 250 cc di birra.
Evitare di assumere superalcolici.
Prediligere frutta fresca, verdura, legumi, pesce, cereali integrali.
Evitare le bevande contenenti zucchero e gassate.
Non eccedere con i caffè (quantitativo ottimale non più di 2 al giorno).
Smettere di fumare?
Il fumo è un fattore di rischio importantissimo per la malattie cardiovascolari e per il cancro.
La percentuale di fumatori è in riduzione nella maggior parte dei paesi ma si calcola che tuttora il 20-35% della popolazione europea fuma.
Smettere di fumare è il miglior investimento possibile sulla propria salute.
Ridurre la quantità di fumo non è sufficiente e conduce quasi inevitabilmente ad una ripresa dei livelli abituali dopo un pò di tempo.
Né si può accettare il fatto di “non aspirare” il fumo come un valido motivo per continuare.
Tuttavia la dipendenza dal fumo non è facile da combattere con la sola forza di volontà.
Non bisogna essere restii a rivolgersi a specialisti per un aiuto.
Quanta attività fisica deve essere praticata?
Il nostro organismo è progettato per stare in movimento. Per la prevenzione della malattie cardiovascolari è consigliabile praticare attività fisica per almeno 30 minuti continuativi almeno 5 giorni a settimana. Ovviamente non è richiesto di praticare una vera e propria attività sportiva ma di muoversi in maniera costante incrementando l’impegno con l’aumentare dei livelli di forma fisica.
Quale attività fisica è preferibile?
La miglior attività fisica per la prevenzione dei problemi cardiovascolari deve essere mista. La componente fondamentale è quella “aerobica” vale a dire attività a bassa intensità ma prolungata.
In base al livello di forma fisica con cui si inizia si può partire con camminata a passo veloce, nuoto, bicicletta in pianura o cyclette per poi passare a corsa a ritmo lento (magari intervallata da periodi di camminata) o bicicletta ad andatura più sostenuta e con qualche leggera salita fatta senza forzare. Anche le numerose attività aerobiche praticabili in palestra vanno bene, ancor più se effettuate sotto la guida di istruttori qualificati che sapranno adeguare l’impegno al livello di forma. L’importante è che l’esercizio duri almeno 30 minuti continuativi (inizialmente ci si può concedere degli intervalli “di recupero”) e venga praticato regolarmente durante la settimana (consigliato almeno 5 volte).
Solo in questo modo solleciteremo in maniera adeguata il sistema cardiovascolare affinché diventi più “forte” e resistente.
All’attività aerobica andrebbe sempre abbinata un’attività di “forza” come esercizi con pesi molto leggeri (effettuando cicli con numerose ripetizioni). Per tale tipo di esercizi sono sufficienti 2-3 volte a settimana. Le ricerche più recenti hanno infatti dimostrato che questo tipo di esercizio ha un affetto aggiuntivo sul controllo di fattori di rischio come la pressione arteriosa e la glicemia ed aiuta a mantenere il tono muscolare che, purtroppo, tende a ridursi con il passare degli anni.
Quale attività fisica è sconsigliata?
Non esiste un’attività fisica sconsigliata in senso assoluto.
Per chi soffre di ipertensione arteriosa è tuttavia preferibile non effettuare sforzi molto intensi e concentrati nel tempo come sollevare pesi importanti o effettuare corsa veloce di breve durata come uno sprint sui cento metri, Queste attività fisiche (definite “di potenza”) determinano infatti un notevole e brusco innalzamento della pressione arteriosa e sono quindi sconsigliate.
Se voglio praticare sport agonistico?
In Italia la valutazione dell’idoneità alla pratica di sport agonistico è affidata allo Specialista in Medicina dello Sport che è l’unico a poterla concedere previa esecuzione di una visita e di test come l’elettrocardiogramma sotto sforzo e le prove di funzionalità respiratoria. Il Medico dello Sport potrà avvalersi, se lo riterrà necessario, del parere di altri specialisti come il Cardiologo.
In linea di massima soffrire di ipertensione arteriosa non rappresenta una controindicazione alla pratica di sport agonistico ma la valutazione deve essere fatta individualmente.
Se alimentazione ed attività fisica non sono sufficienti?
Se non si riescono ad ottenere valori di pressione nella norma nonostante uno stile di vita corretto è necessario assumere una terapia. I farmaci per curare l’ipertensione, definiti: “antipertensivi”, sono numerosi ed appartengono a diverse famiglie differenti in base al loro meccanismo d’azione, alla tipologia di paziente in cui sono più indicati ed all’organo che necessita di maggior protezione nel caso specifico.
È compito del medico scegliere il farmaco o l’associazione di farmaci più adeguata per ogni singolo paziente. L’utilizzo di più farmaci in associazione non significa soffrire di una forma più grave di ipertensione. Talvolta l’associazione nasce dalla necessità di agire su più meccanismi presenti nello stesso paziente. Molte case farmaceutiche producono pastiglie che contengono già associazioni di più principi attivi in modo da ridurre il numero di pastiglie da assumere.
Perché bisogna effettuare frequenti controlli nella prima fase dopo aver iniziato una terapia farmacologica per l’ipertensione?
La risposta ai farmaci non sempre è prevedibile in maniera precisa, pertanto il medico deve verificare l’effetto sul singolo paziente.
Talvolta potrebbe non esserci riposta ad una terapia oppure una risposta eccessiva con eccessivo abbassamento della pressione.
Spesso, quando sono disponibili più dosaggi dello stesso farmaco, si inizia con i dosaggi più bassi per verificare la riposta e successivamente si incrementa il dosaggio.
Per tutti questi motivi il medico programmerà una visita di controllo a breve termine dopo l’inizio di una terapia per l’ipertensione arteriosa. Le visite successive potranno essere più diradate nel tempo.
Bisogna temere gli effetti collaterali dei farmaci per l’ipertensione?
I farmaci per la cura dell’ipertensione arteriosa sono stati formulati per essere assunti per tempi lunghissimi in maniera continuativa (anche per tutta la vita) e sono stati sottoposti, oltre che a tutti i controlli richiesti dalle autorità per la loro approvazione, ad un test “sul campo” dopo numerosi anni o decenni di utilizzo. Pertanto sono tollerati molto bene, senza rischi. Ciò non toglie che possano esserci degli effetti collaterali.
Bisogna ovviamente distinguere tra reali effetti collaterali e e timori di possibili conseguenze su organi (fegato, rene) che non hanno alcuna giustificazione razionale. Il foglietto illustrativo ovviamente è tenuto ad elencare tutti gli effetti collaterali, anche quelli estremamente poco frequenti.
Nel dubbio di un effetto collaterale bisogna ovviamente sempre segnalarlo al proprio medico evitando però di auto-sospendere una terapia o di modificare la dose e le modalità di assunzione consigliate senza aver prima sentito il suo parere.
Quanto deve durare la terapia dell’ipertensione?
Curare l’ipertensione significa tenere i valori della pressione al di sotto dei limiti di sicurezza per impedire che possa danneggiare l’organismo.
È intuitivo quindi che la cura deve essere continua, altrimenti, in caso di sospensione, i valori ritorneranno a quelli precedenti la terapia.
Non si tratta di diventare dipendenti dalla terapia, come alcuni erroneamente credono, ma di garantirsi una protezione costante.
Assumere dei farmaci per tenere sotto controllo la pressione non significa essere più fragili ma “volersi bene” e preservare l’integrità del proprio organismo.
La pressione arteriosa si modifica subito dopo l‘assunzione del farmaco?
La maggior parte dei farmaci antipertensivi sono stati studiati per esercitare un effetto lento e prolungato nel corso delle 24 ore per cui non bisogna aspettarsi bruschi cambiamenti della pressione arteriosa dopo la loro assunzione. Non ha molto senso quindi misurare la pressione subito prima e subito dopo l’assunzione del farmaco cercando delle differenze.
